La seconda edizione dell’Innovation Hack Award ha portato sul palco della OneBeat Conference quattro progetti finalisti e un vincitore.
Dietro ai pitch e ai dossier presentati alla giuria c’è un lavoro intenso fatto di scelte rapide, idee condivise, call improvvisate, momenti di confronto e un entusiasmo che hanno attraversato/caratterizzato i mesi dell’hackathon.
Per scoprire come si vive un’esperienza come l’IHA dal punto di vista dei partecipanti, abbiamo chiesto ai team finalisti di raccontarci il loro percorso: l’organizzazione interna, i momenti che hanno segnato la direzione del progetto e cosa hanno imparato collaborando a distanza in così poco tempo.
Un viaggio dentro i processi creativi e l’energia che ha dato forma alle idee che sono state presentate.
Dietro le quinte: il racconto dei team
- Da quale intuizione è partita questa idea?
L’idea è nata osservando quanto tempo, risorse e competenze siano necessari per coprire l’intero ciclo della Functional Safety, ovvero l’insieme di processi e standard che assicurano che un sistema reagisca in modo sicuro in caso di guasti o anomalie. Ogni progetto richiede anni di lavoro, la produzione di numerosi work product, revisioni continue e un livello di accuratezza estremamente elevato. Da qui l’intuizione: esplorare come le nuove tecnologie di Intelligenza Artificiale possano supportare attività ad alta complessità, affiancando il ruolo umano senza sostituirlo. L’obiettivo era rendere i processi più solidi, coerenti e sostenibili nel tempo, non solo velocizzarli. – FuSAI Team
- Qual è stato il momento più impegnativo?
Allineare competenze molto diverse all’interno del team, anche se composto da sole due persone. Provenivamo da background differenti e, all’inizio, non parlavamo la stessa “lingua”. Trasformare questa eterogeneità in un valore ha richiesto tempo, confronto continuo e la capacità di semplificare concetti complessi. Quando abbiamo trovato un linguaggio comune, però, la collaborazione è diventata molto più efficace e il progetto ha fatto un vero salto di qualità. – SynthRiders Team
- Quali sono state le sfide incontrate e quando è arrivato il punto di svolta?
La sfida principale è stata gestire un’elevata complessità informativa: documenti articolati, eterogenei e spesso difficili da interpretare in modo uniforme. Questo ha richiesto un grande lavoro di analisi e di messa a fuoco dei ruoli all’interno del processo. Il punto di svolta è arrivato quando siamo riusciti a strutturare meglio il flusso di lavoro e a creare una base comune di conoscenza condivisa. Da quel momento il sistema ha iniziato a comportarsi in modo più stabile e coerente, permettendoci di concentrarci sulla qualità del risultato. -GEN T Team
- Com’è stata l’AI come compagna di lavoro?
Abbiamo lavorato soprattutto con gli LLM, modelli di Intelligenza Artificiale addestrati su enormi quantità di testo per comprendere e generare linguaggio in modo avanzato. Li abbiamo usati per il brainstorming, per validare alcune scelte architetturali e, soprattutto, per la documentazione. In un certo senso è stata un’esperienza “meta”: usare la GenAI per documentare un progetto che parla proprio di GenAI. – LuckyReLU Team
- Com’è stato collaborare con in team? Vi conoscevate già?
La collaborazione è stata uno degli aspetti più positivi dell’esperienza. Alcuni di noi avevano già lavorato insieme, altri meno, ma il progetto ha favorito un confronto continuo tra competenze diverse: test engineering, system design, AI e architettura. La varietà dei punti di vista è stata fondamentale per arrivare a una soluzione solida e realistica, e ha reso il lavoro di squadra uno dei veri punti di forza del progetto. -GEN T Team
L’essenza dell’iniziativa
Le parole dei team mostrano l’essenza dell’IHA: un’occasione di confronto, crescita e creatività condivisa, dove le idee nascono dalla collaborazione e trovano forza nella diversità dei punti di vista.